La proibizione nell’abbigliamento: Uno strumento costante della dominazione maschile attraverso i secoli.

Posted on 22/08/2010

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Una storia antica –

Da molti secoli, l’abbigliamento delle donne è oggetto di leggi, di regole, di proibizioni che hanno lo scopo di nascondere la donna quando è presente nella vita pubblica. La prima traccia d’un obbligo per le donne di uscire velata risale al XII secolo avanti Cristo. E’ in effetti un re d’Assiria, Teglt Phalazar, che rende il velo obbligatorio. Dal XII secolo in poi,  prima della nostra epoca, all’islam contemporaneo, passando per San Paolo o per le antiche tradizioni semite, si ritrovano attraverso i secoli questa volontà di nascondere le donne e, in particolare,  i suoi capelli. I capelli sono stati considerati come un’espressione della sessualità delle donne.  Essi rievocano, nella letteratura e nei testi sacri, i peli pubici. Ora, poiché la matrice del suo corpo e della sua sessualità è un elemento determinante  per l’accesso all’emancipazione e alla libertà, è una delle zone più limitate e regolamentate della vita delle donne.

Limitare la libertà delle donne –

Al centro d’un pacchetto completo di leggi e di proibizioni in materia di sessualità, il velo a un obiettivo molto netto. Si tratta d’instaurare, visibilmente, una differenza tra le donne e gli uomini nello spazio pubblico e di consacrare così una separazione tra i sessi, separazione che si ritrova nei luoghi di preghiera (chiese ortodosse, moschee, sinagoghe…).  San Paolo lo dice nella sua Epistola ai Corinzi riguardo al velo: « la donna deve portare il segno della sua dipendenza».  Questa differenziazione non è neutrale: essa induce una inferiorità delle donne che vengono così private di una vita pubblica e relegate al loro ruolo di procreatrici, di madri. Le donne sono « libere» (non velate) solo all’interno della casa, all’esterno, esse sono considerate come delle tentatrici (ad imagine di Eva, responsabile del peccato originale) e sono sensibili nascondendosi, nel gestire esse stesse la libido sfrenata di questi signori. Il velo consacra dunque la donna come oggetto sessuale e non come un’individuo nella sua interezza, politica, sociale e capacità, a allo stesso modo degli uomini, di evolversi e di progredire nella vita pubblica. Si trovano oggigiorno dei ritorni di questa oppressione nell’islam attraverso il velo e, in modo integrale nel burga. Ma questo strumento della dominazione maschile ha travalicato le religioni, i secoli, e gli stati del mondo. La società patriarcale ha utilizzato il velo per segnare le donne, renderle inferiori e lasciarle da parte, e peggio, è a volte riuscita a convincerla che quello lo facevano di buon grado.

Caroline De Haas

http://www.osezlefeminisme.fr
Traduzione dal francese di Elettra Prodan

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Posted in: Attualità, Cultura