Roma immortale o provinciale?

Posted on 22/08/2010

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roma-1Malgrado sia meta di visitatori provenienti da tutto il mondo, a Roma si respira aria di provincialismo. Ogni anno migliaia di turisti vengono per vedere le vestigia immortali che testimoniano il passato glorioso della città eterna, noi esportiamo la nostra storia e la nostra cultura in ogni turista che torna nel proprio paese con un bagaglio di foto, di ricordi e di storie meravigliosi da narrare ad amici e parenti, ma cosa facciamo per rendere meno provinciale la nostra cultura? L’universalismo non è certamente ciò che contraddistingue la vita della capitale, malgrado ci siano a Roma un gran numero di persone straniere residenti, esse vivono per lo più ai margini, la percentuale di stranieri integrati socialmente e politicamente è minoritaria, per non parlare poi dello spazio dato alla professione di altre religioni. L’interscambio culturale che potrebbe essere un fattore di crescita è praticamente nullo, ci sono teatri bellissimi dove la cultura ufficiale ci fa riflettere soltanto su temi che sono cari all’attuale classe dirigente politica e non, ma le associazioni culturali, i movimenti, i laboratori e tutti quei centri di raccolta e di scambio di idee non sono poi così numerosi, né i romani, rincasando dopo una giornata di lavoro, avrebbero voglia di uscire dopo cena.

Roma esporta la propria storia, per contro, non importa nulla di altre popolazioni, nulla rimane del passaggio delle innumerevoli persone che ogni anno soggiornano nella nostra città, se non la firma su qualche libro dei visitatori posto all’ingresso di musei e Chiese. A Roma non si viene per la gloria attuale o per fatti che possano catalizzare l’attenzione del mondo sulla vita socio culturale romana, si viene per ricordare la gloria del papato immortalata nella Roma barocca, nella magnificenza delle statue, dei monumenti e delle fontane con cui i papi hanno voluto, facendo da mecenati a grandi artisti, rendere eterna l’epoca in cui sono vissuti. Si viene altresì per le vestigia della Roma dei Cesari e di tutti i re e gli imperatori che hanno lasciato le loro orme in oltre mille anni di storia, oppure per fare un viaggio indimenticabile e vedere il Papa almeno una volta nella vita.

Dov’è quindi l’immortalità di Roma? Essa risiede nel passato, nella consapevolezza di essere i lontani discendenti di un popolo che si è ricoperto di gloria, brandelli di gloria che destano nei romani un senso di superiorità e che li porta a credersi il centro del mondo. Ma cosa fa attualmente per essere il cuore pulsante e il modello di riferimento a livello socio culturale, di aggregazione ed integrazione della diversità tra i popoli? Nulla. Nulla che porti all’abbattimento di barriere o che porti a comprendere e cercare le affinità piuttosto che divergenze, nulla che la ponga al centro dell’attenzione del mondo per qualcosa che la faccia brillare di luce propria e non di luce riflessa dal suo passato. Si potrebbe pensare ad una città morente, poichè malgrado la sua fama, è morta la cultura, è morta l’arte, è morta la poesia e tutte quelle manifestazioni che elevano l’animo dell’uomo e lo portano a distinguersi e a ad uscire da quel provincialismo che da troppo tempo connota la vita della città più amata e più visitata al mondo.

Elettra Prodan

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