Progresso e disuguaglianze

Posted on 20/09/2010

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“Nessun cittadino, nessuna nazione potrà avere la coscienza tranquilla, finché la metà del mondo avrà fame, finché in due terzi dei paesi del mondo la produzione alimentare sarà insufficiente. La generazione attuale sarà giudicata dal successo o dall’insuccesso degli sforzi compiuti in questo senso“. (Dal discorso di J.F. Kennedy al Congresso Nazionale dell’alimentazione, tenuto a Washington il 4 maggio 1963).

Ogni volta che si vuole cambiare qualcosa si deve mettere in contro di scontrarsi con il pregiudizio e con l’ignoranza o con il cinismo di coloro che antepongono il profitto ai diritti umani delle genti. Kennedy è stato assassinato perché quello che propugnava, non solo in materia di povertà, era giusto e scuoteva le coscienze della gente. Anni dopo la fame é aumentata, fino ad arrivare al 1995 quando il picco storico ha toccato 1 miliardo e 20 milioni di persone,  secondo la FAO, da 15 anni a questa parte è in calo e sarebbe arrivata oggi a 925 milioni, livello che comunque rimane inaccettabilmente alto. Nonostante qualche passo avanti, la situazione rimane inaccettabile per Jacques Diouf, direttore generale della Fao: Con un bambino che muore ogni sei secondi per problemi connessi con la sottoalimentazione, la fame rimane lo scandalo e la tragedia di più vaste proporzioni al mondo”. In queste aree del mondo a sviluppo diseguale, secondo Renata Targetti Lenti dell’Università Bocconi,  “La povertà è diminuita in modo significativo in alcuni paesi (Sud-Est asiatico, Cina, Medio Oriente e Africa del Nord) proprio in corrispondenza di una accelerazione del processo di crescita. È diminuita molto più lentamente in paesi come l’India e quelli dell’America Latina, mentre è addirittura cresciuta nella maggior parte dei paesi dell’Africa sub-sahariana e nei paesi dell’Est europeo.” Ci sono paesi come l’India, in cui la religione vieta l’uso di metodi contraccettivi non naturali e questo determina un forte incremento demografico e un’alto tasso di mortalità per fame.

“Un riesame delle teorie economiche e delle politiche di sviluppo realizzate in questo dopoguerra ha messo in luce come, in realtà, le politiche commerciali, di aiuto pubblico allo sviluppo e di lotta alla povertà nonché le politiche tradizionali di aggiustamento degli squilibri macroeconomici siano destinate al fallimento se non sono accompagnate da un miglioramento del contesto istituzionale come la diffusione e la difesa dei diritti proprietari nonché da regole di governance che frenano la cattiva allocazione delle risorse, creano incentivi di mercato, promuovono l’investimento in capitale umano in modo da favorire l’importazione e la diffusione di innovazioni e di tecnologie.” (Ma il commercio porta diseguaglianza – Renata Targetti Lenti).

Oltre alle aree sottosviluppate del terzo mondo, ci sono ancora dei popoli tribali in America, Brasile, Colombia, Paraguay, Canada, Perù, Argentina, Africa, Botswana, Kenya, Etiopia, Africa Centrale, Asia e Australasia, Australia, Filippine, India, Bangladesh, Russia, Indonesia, Malesia, Sri Lanka. 150 milioni di persone tribali vivono in più di 60 paesi in tutto il mondo e, anche se, i loro diritti di proprietà fondiaria sono riconosciuti nel diritto internazionale, non sono correttamente rispettati da nessuna parte.

La popolazione totale attualmente sulla terra è di 6.872.272.000 abitanti, l’ONU stima che entro la fine del 2040 ci saranno 9.000.000.000 di abitanti.

Anno    Popolazione (in miliardi)

2010        6,9
2020        7,7
2030        8,4
2040       9,0
2050       9,5

Stime dell’Ufficio Censuario degli USA.

Il quadro è abbastanza sconfortante dato che l’incremento demografico, nelle aree di sottosviluppo,  presenta numerosi problemi tra i quali, l’alfabetizzazione, la contraccezione, soprattutto in quei paesi in cui questa è in contrasto con i principi della religione, la sicurezza alimentare, la garanzia di condizioni igienico-sanitarie, la necessità di effettuare delle scorte nei paesi a rischio di denutrizione.  Per quanto riguarda, invece i paesi più evoluti i problemi sono inversi, la limitazione degli sprechi energetici già da sola basterebbe a portare aiuti a gran parte dei paesi in via di sviluppo, una maggiore attenzione all’uso indiscriminato di quelle fonti di energia non rinnovabili o quelle ritenute nocive per la salute. Ogni anno il traffico consuma l’equivalente di 58 superpetroliere di carburante e questo costringe i nostri governi a fare affari con i paesi che detengono il monopolio del petrolio e che spesso appartengono ad aree del mondo in cui la giustizia che governa gli stati é ancora di stampo medievale, con punizioni corporali, denudamenti in pubblico, lapidazioni etc.
Molto è stato fatto fino ad ora dalle associazioni ambientaliste e dall’azione dei governi mondiali che hanno riconosciuto il bisogno di effettuare misure per correggere i comportamenti sbagliati per i quali  gli scienziati in svariate occasioni hanno dato l’allarme. Negli anni 80,  ad esempio, si parlò molto dell’assottigliamento dello strato di ozono che funge da filtro ai raggi ultravioletti, causa di melanomi della pelle, dell’inibizione della fotosintesi delle piante, con conseguente rischio di diminuzione dei raccolti e della distruzione del fitoplancton che è alla base della catena alimentare marina. Sembrerebbe che l’azione educativa svolta in tal senso abbia dato buoni risultati e che, eliminando i danni dovuti alle attività umane, il fenomeno sia rientrato nei limiti della normale decomposizione dell’ozono. L’azione educativa che i governi e i mezzi di comunicazione devono svolgere costantemente in sinergia tra scienza, associazioni ambientaliste, politica e cultura, richiede però la creazione di infrastutture, necessarie a mettere in pratica i comportamenti corretti, senza le quali i messaggi veicolati rimarrebbero lettera morta. Purtroppo però, è malcostume diffuso, soprattutto in Italia, non dare il giusto rilievo ai grandi temi, soprattutto con la diffusione di programmi TV di tipo commerciale, che entrano in ogni famiglia garantendo soltanto intrattenimento e non cultura. Per non parlare poi degli spot pubblicitari che spesso ci forniscono modelli che relegano la donna a ruoli secondari, se non addirittura oggetto;  tanti sono i messaggi pubblicitari, i messaggi subliminali e la psicologia di massa che tendono a non farci riflettere ma a darci soltanto idee preconfezionate, funzionali solo ad un consumismo senza regole né limiti in cui il profitto è un valore assoluto, l’unico riconosciuto.

“Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro.” (Groucho Marx).

Il dibattito politico, che è sempre stato il luogo per eccellenza del fair play e dell’uso di un linguaggio più elevato, è diventato il terreno di scontri di conflitti di interessi, di discussioni su temi di malcostume e i particolarismi sono anteposti alla destinazione equa delle risorse della nazione. La scienza e l’istruzione, indispensabili per annullare le diseguaglianze sociali,  vengono relegate in ruoli di secondaria importanza con danni inestimabili dovuti alla “fuga dei cervelli” una risorsa che nessuno stato dovrebbe sottovalutare.  Paesi in via di sviluppo, come la Cina e l’India, lo hanno ben compreso creando delle Università modello in cui viene formata per l’eccellenza la classe dirigente futura.

Elettra Prodan

Come gli scienziati ci prospettano il futuro per porte sfamare la popolazione mondiale quando questa raggiungerà i 9 miliardi di esseri umani:

A tavola nel 2050 tra alghe e locuste “Così nutriremo 9 miliardi di persone.”


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