L’inquietudine di Lorenzo Lotto

Posted on 06/03/2011

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“Solo, senza fedel governo e molto inquieto nella mente”
Lorenzo Lotto

Autoritratto, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid

Lorenzo Lotto dettava queste parole nel suo testamento, sono parole che compendiano un’esistenza raminga e amareggiata da continui insuccessi, dovuti alla sua incapacità di scendere a compromessi sia in campo artistico che spirituale per cui si trovò spesso in difficoltà economiche, sempre alla ricerca di committenti che potessero apprezzarlo. Il suo carattere malinconico e inquieto si riflette nelle sua arte che non trovò il giusto riconoscimento presso gli storici rinascimentali poiché soltanto la critica moderna, a partire da Bernard  Berenson,  lo colloca tra i maggiori artisti del Cinquecento. Di lui Berenson scrisse: “Per capire bene il Cinquecento, conoscere Lotto è importante quanto conoscere Tiziano”.  La ricostruzione della vita di Lorenzo Lotto si basa su un certo numero di lettere autografe, soprattutto del periodo bergamasco, sul testamento e su un libro di entrate e uscite, nonché sulla datazione di molte delle sue opere.

Nacque a Venezia nel 1480 dove visse e operò  tra la sua città natale, Bergamo e le Marche, le sue opere però non ebbero molta fortuna a Venezia dove non incontrarono il gusto dei veneziani, abituati alla classica armonia di Tiziano e di Giorgione, per cui ebbe vari solo alcuni committenti di provincia. La sua opera è volta al rinnovamento della pittura del Quattrocento e alimentò una feconda corrente in Lombardia. Acuto indagatore, pose estrema attenzione al “lume naturale” trattato in vario modo, la sua arte puntava alla solidità dei corpi, alla definizione delle forme, dando ai suoi personaggi un taglio psicologico non distaccato dal dramma che essi rappresentano ma proiettandoli, con la forza del suo sofferto misticismo, in una dimensione prevalentemente umana. Lorenzo Lotto non dipinge i personaggi per darne una rappresentazione storica o realistica, ma come sono nel momento di pausa dell’azione cioè nell’immediatezza dell’attimo in cui vengono ritratti. Particolarmente interessanti sono gli sguardi nei personaggi dei suoi ritratti, che risultano essere perciò molto espressivi.

Tra i suoi ritratti ricordiamo:
Gentiluomo che legge, 1527, Venezia, Gallerie dell’Accademia
Giovinetto, Milano, Museo del Castello
Andrea Odoni, 1527, Hampton Court, Collezioni reali
Gentiluomo anziano con i guanti, 1543, Milano, Pinacoteca di Brera

Gli sguardi di Lorenzo Lotto

Nella sua produzione giovanile ci sono molteplici influenze venete, quali quelle del Giambellino, Alvise Vittorini, Antonello, Giorgione e componenti nordiche, dovute alle incisioni tedesche di Albrecht Dürer, che danno al suo stile un carattere di assoluta originalità.

Il Polittico S. Domenico, del 1508, segna il suo punto d’arrivo di tutta la sua opera giovanile.  L’uso di colori freddi, di tonalità aggressive, la luce discontinua danno maggiore potenza espressiva e realismo al volto del Cristo nella Pietà (Recanati).

Nel 1509 si recò a Roma, su richiesta di Papa Giulio II, per partecipare alla decorazione dei suoi appartamenti nei Palazzi Vaticani. L’unica opera riferibile con una certa sicurezza al periodo romano è il San Girolamo penitente del 1509 , ora a Castel Sant’Angelo. Nel 1510, per non tradire la sua formazione veneta e abbracciare il classicismo del Rinascimento romano al suo culmine, lasciò precipitosamente Roma anche a costo di sprecare la sua consacrazione definitiva.  Quindi, iniziò il suo vagabondare che lo porterà ad una condizione di emarginazione provocata e subìta.

Nel 1513 partecipò a una sorta di concorso e fu scelto dai Domenicani di  Bergamo per eseguire una pala d’altare per la Chiesa. Fu il momento più felice e fecondo della sua carriera e sarebbe rimasto a Bergamo 13 anni. A quel tempo Bergamo era la città più a ovest nei possedimenti della Serenissima e sebbene fosse una realtà culturale posta ai margini del dibattito intellettuale dei centri maggiori, qui si incontravano le esperienze lombarde e venete, creando una realtà stimolante che Lotto seppe sfruttare appieno. Tentò con successo una sintesi tra le correnti, stimolato anche dalla committenza locale, colta ed esigente  e dal contatto con artisti quali Gaudenzio Ferrari e forse anche Correggio.  Del 1517 é la Susanna e i vecchioni (ora agli Uffizi) e del 1521 è il Commiato di Cristo dalla madre (Berlino) , dove apre ancora l’architettura alla luce di un ampio giardino: le figure monumentali richiamano, nel patetismo espressivo e popolaresco, le statue di Gaudenzio Ferrari nel Sacro Monte di Varallo Sesia. Nella pienezza dei suoi mezzi espressivi, dipinse numerose Pale: Pala di San Bartolomeo (1513/16), ricca di figure e di movimento. Pala di San Bernardino (1521)  nella quale la luce alleggerisce le forme e dove gli arditi voli degli angeli sorreggono il tendone dietro la Vergine. La Pala del Santo Spirito in cui si nota l’influenza del Correggio.

“Nel 1524, al rientro da un viaggio a Venezia, su richiesta del Conte Giovan Battista Suardi, compie la decorazione della Cappella degli Suardi nell’oratorio privato annesso alla villa di famiglia a Trescore Balneario, non lontano da Bergamo. L’opera comprendeva il soffitto, affrescato con un finto pergolato nel quale giocano dei putti, in cui è visibile l’influenza del Correggio, la controfacciata con Storie delle sante Caterina e Maddalena e le due pareti laterali con, da una parte, le Storie di santa Brigida e nell’altra, le Storie di santa Barbara; in esse non c’è nulla di eroico o evocativo ma semplice poesia nel susseguirsi delle scene, in uno stile semplice e immediato, nel complesso l’iconografia rappresenta la celebrazione della vittoria di Cristo sul male, annunciato dai profeti e dalle sibille, garantita e confermata dalla vita dai santi.  Le Storie di Santa Barbara, alle spalle di una grande figura di Cristo-vite, con le dita che si prolungano in tralci verso medaglioni entro i quali sono rappresentati santi che respingono gli eretici che, muniti di scala e roncole, tentano di tagliare i tralci della vite;  in secondo piano, si inseriscono figure più piccole lungo una serie di edifici e di squarci paesaggistici, in una serie di minuti e brillanti episodi, sfocianti in una scena di mercato. Lotto creò quindi una storia senza eroi, svolta per aneddoti, e perciò prossima alle rappresentazioni del nord Europa, che non può che essere antiretorica e perciò anticlassica, come mostrano anche gli accordi inconsueti dei timbri dei colori, il giallo col viola, il rosa col verde, il bianco col bruno. Anche in questo caso dovette avere un ruolo importante l’esempio del Sacro Monte di Varallo. (Fonte Wikipedia)

Nel 1530/1531 Torna nelle marche dove riprende le tonalità fredde e brillanti e gli spazi di luce. Dipinge S. Lucia in Giudizio (Jesi) e la Crocifissione (S. Maria a Monte S. Giusto)

Nel 1538/1539, al rientro da un viaggio a Venezia , va nelle Marche dove dipinge la famosa Pala della Madonna del Rosario (S. Domenico in Cingoli) con l’originale invenzione del roseto con tondi contenenti piccole storie di Cristo abbozzate con vivacità pittorica.

Nel 1542 é a Treviso e Venezia, il Portale della Basilica di San Marco è realizzato su suo disegno. La Pala di S. Antonino della Chiesa di S. Giovanni e Paolo a Venezia è il suo grido di ribellione alla moda veneta.

Nel 1949 si trasferisce definitivamente nelle Marche, prima ad Ancona, dove mette all’asta tutti i suoi dipinti, poi a Loreto, nel 1554. Lorenzo Lotto trovò un estremo rifugio presso la Santa Casa dove si fece Oblato, donando i suoi averi e impegnando il suo lavoro e dove morì due anni dopo. Il suo sentimento religioso si fece più intenso e vicino alle idee della Riforma, nel 1540 dipinge il Ritratto di Lutero e della moglie, ritrova lo spirito dei suoi anni migliori e dipinge scene bibliche La Presentazione al Tempio (Loreto) ultima alta testimonianza della sua potenza pittorica e del realismo fatto di giochi di luce e colore, che fa da ponte tra la cultura lombarda del Quattrocento e della fine del Cinquecento.

Nelle Scuderie del Quirinale prosegue la serie delle grandi mostre monografiche  che segue la propria narrazione della pittura italiana attraverso i suoi esponenti di maggiore rilievo.  La collaborazione con i più grandi musei del mondo ha permesso di portare in Italia capolavori quali il “Triplice ritratto di orefice” (Kunsthistorisches Museum, Vienna), “Allegoria del Vizio e della Virtù” e “Allegoria della Castità” (National Gallery of Art, Washington), che trovano il loro spazio accanto ad alcune delle opere più importanti conservate in Italia, come il capolavoro della “Pala di San Bernardino” (Bergamo).

Lorenzo Lotto: Roma, Scuderie del Quirinale, dal 2 marzo al 12 giugno 2011. Informazioni e prenotazioni: 06.39967500 ticket@print

Maggiori informazioni:

http://www.lorenzo-lotto.it

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