Addio mio bel castello!

Posted on 09/11/2011

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Lasciare un albergo dove abbiamo soggiornato più o meno piacevolmente, anche se ci rattrista perchè è un frammento di vita che ci lasciamo dietro, non è così straziante come separarsi dalla casa dove abbiamo trascorso gli anni più belli della nostra vita, la casa che ci ha visti gioire e piangere e che insieme a noi custodisce tutti i nostri più intimi ricordi.

In definitiva sono soltanto quattro pareti, mentre i nostri ricordi li custodiamo in fondo al cuore e nessuno ce li potrà mai togliere, ma è anche vero che dobbiamo lasciare tutto ciò che ci era familiare e quanto c’era di rassicurante viene destabilizzato. Se poi l’abbandono della casa dove siamo vissuti per 36 anni non é volontario ma dovuto a cessioni  ad affaristi, staccarsi da quelle quattro pareti diventa quanto mai difficile e se in quella casa sono cresciuti i nostri due figli, qualsiasi cambiamento assume le dimensioni di una catastrofe.

Il mondo gira intorno agli affari e tutto il resto non conta, quello che sta capitando a me l’ho già visto da bambina quando nel centro di Roma, nelle zone intorno a Via di Campo Marzio dove mia zia ha avuto un negozio da 35 anni, hanno venduto tutti i palazzi ad alcune società che li hanno ristrutturati e rivenduti a prezzi esborbitanti. Anche allora, tutte le persone anziane che avevano trascorso la vita in quella zona furono mandate via,  non soltanto sradicandole dalla loro casa natale ma mandandole a morire nei cimiteri degli elefanti senza più legami né amicizie.

Io ho studiato nelle scuole dei Giuliano Dalmati e anche allora sentivo le storie penose dell’esodo di queste persone dalle terre natie dove avevano lasciato case, lavoro e a volte anche parenti cari, tutte storie toccanti che hanno lasciato in queste persone una profonda nostalgia per le terre perdute.

Noi possiamo viaggiare, lasciare la nostra casa anche per un lungo periodo di tempo, ma essa é là ed è uno dei nostri punti di riferimento, quando ci costringono a lasciarla é un’altro punto di riferimento che ci tolgono e continueranno così fino a quando non ci avranno fatti diventare delle persone senza identità, come pecore di un gregge senza il pastore che le guidi.

Ci sono persone come me che, pur amando viaggiare, sentono molto il senso di appartenenza alle proprie radici e alla propria storia, ogni tanto ci lasciamo dietro qualcuno o qualcosa, oggi sento che è andato via un altro frammento della mia vita e non è certo come 36 anni fa quando lasciai la casa dei miei genitori per andare a vivere in quella che sarebbe poi diventata la mia casa coniugale, quella era un’evoluzione ora é disperazione.

 Addio mia bella casa, mai più ti rivedrò.

Elettra Prodan

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