Vittimismo e disperazione

Posted on 13/11/2011

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E’ atteggiamento comune alle persone d’indole non nobile quella di piangere e disperarsi per far sentire la propria presenza e per mostrare agli altri la propria disperazione, ma che cosa è veramente la disperazione?

La disperazione è la consapevolezza di essere su un punto di non ritorno e di avere una confusione tale da non poter decidere quale azione intraprendere per fare la cosa giusta, quando siamo sull’orlo di un baratro e invece di trovare una mano forte che ci afferri, troviamo solo persone che con un calcio ci buttano giù, quando la vita, giusto o sbagliato che sia, ci ha messo all’angolo e troviamo chi ci vuole togliere la speranza in nome del proprio egoismo, quando nascondiamo il pianto per non perdere anche la dignità sotto il peso delle angherie. Non é il pianto per ottenere o perdere dei privilegi ma il timore di perdere la speranza di salvezza anche per le persone che ci sono care.

Per contro il vittimismo é un atteggiamento volto ad ottenere a scapito dei più deboli, come il pianto  disperato del bambino che sfrutta la debolezza della madre perché accondiscenda al suo capriccio. Io temo di più i piccoli soprusi del simile sul proprio simile che non i grandi abusi che avvengono meno frequentemente, l’invadenza e la prepotenza sono ciò che nella vita quotidiana sottrae più di quanto non farebbe un potere forte dall’alto o forse é proprio questo che massifica la gente omologandone i comportamenti e, come un burattinaio, tira i fili di stolte marionette che non capiscono il potere della solidarietà.

Sono i dimenticati da Dio e dagli uomini le vittime silenti della società, quelli che non hanno volto né nome, quelli che sopportano il peso dell’emarginazione e che non hanno voce, quelli che spariscono senza troppo rumore per non creare sensi di colpa nella gente, per non stimolare alla riflessione, e cambia con il costume anche il senso di appartenenza alla storia e alla memoria.

Il benessere ha portato anche molto egoismo e la disposizione delle persone a chiudersi nei propri particolarismi, ricordo quasi con nostalgia i tempi in cui eravamo tutti molto meno ricchi ma c’era molta più solidarietà tra le persone e un maggiore senso di condivisione di ciò che ci apparteneva e delle idee che erano il motore del cambiamento e dell’evoluzione.

Ma ora gli italiani devono pensare a Berlusconi che per vent’anni ha depredato l’Italia e ora esce di scena, brindiamo pure alle sue dimissioni, ma la festa dura poche ore e dopo il Paese cosa farà?

La lungimiranza degli Articolo 31

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