Arancia meccanica

Posted on 24/12/2011

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Se tutti conoscono il film di Stanley Kubrick,  Arancia Meccanica ben pochi conoscono la fonte dal quale il film ha tratto ispirazione: A Clockwork Orange, un romanzo di fantapolitica del 1962 di Antony Burges.  Nel film Kubrick, rimanendo fedele al libro, intendeva condannare la violenza e non fomentarla, malgrado ciò ricevette lettere minatorie dalla Gran Bretagna in seguito alle quali il regista chiese alla Warner Bros il ritiro della pellicola dal circuito locale;  in gran parte del mondo, Italia compresa, il film fu vietato ai minori di anni 18 e fu bersagliato dalla censura.

Il titolo é un romanzo scritto da Frank Alexander, Clockwork Orange che era un’espressione del dialetto londinese, lo slang cockney, e significava sballato come un’arancia a orologeria, Burges pensava che potesse essere erroneamente usata per spiegare i comportamenti di una persona che reagisce meccanicamente. Dichiarò al New York Times che il titolo e l’opera erano nati in seguito ad un episodio di violenza di cui era stata vittima sua moglie nel 1942 a Londra, da parte di tre disertori americani ubriachi. Il messaggio implicito é che l’uomo sia un animale azionato da meccanismi ad orologeria, pronti ad esplodere. In un suo saggio successivo Burgess spiegò che una creatura che può fare solo bene o male é un clockwork orange dall’apparenza amabile ma che, in realtà, é solo un sofisticato giocattolo a molla pronto a essere caricato da «Dio, dal Diavolo o dallo Stato onnipotente» e a far scattare la propria violenza come un congegno a orologeria, dice inoltre che il titolo sarebbe adatto a spiegare in un romanzo le leggi di Pavlov sul condizionamento, l’individuo é come un frutto capace di offrire colore e dolcezza, come Alex che ha delle reazioni meccaniche poiché privato del suo libero arbitrio in seguito alla cura Ludovico a cui si é sottoposto spontaneamente durante la prigionia.

L’io narrante é quello del protagonista che racconta la storia in prima persona fornendo una prospettiva inaffidabile, egli non dà mai una spiegazione delle proprie azioni tentando di giustificarle , dando un’idea della propria buona fede e trasmettendo un senso di pietà per le ripetute sofferenze a cui é sottoposto, come ingiuste disgrazie che lo colpiscono usando un linguaggio semplice per definire situazioni tutt’altro che semplici.  Il suo linguaggio mescola parole del gergo londinese, il Nasdat, ad un parlar comune, il suo profilo è quello di un antieroe insieme vittima ed artefice delle proprie sofferenze.

Il romanzo ambientato in un futuro dist0pico, inizia con Alex che vagabonda di notte per le strade di una città con una banda di amici, Pete, Georgie e Bamba, commettendo ogni sorta di crimini e diventando così l’artefice del proprio destino che lo porterà a diventare una vittima della società, simboleggia anche il disagio dell’adolescenza inquieta e ribelle.   Alex è intelligente,  più colto della media dei quindicenni, ama la musica classica, in particolare Beethoven, si esprime con un linguaggio appropriato, solo che si diverte a delinquere e a commettere atti di violenza sessuale dando una rappresentazione sconcertante sulla sua presunta innocenza.  Tra le sue malefatte c’è lo stupro della moglie di uno scrittore, F. Alexander e l’omicidio di una vecchia signora, in seguito al quale verrà catturato condannato ad una pena di 14 per omicidio.  Il carcere non cambia la sua natura e intuisce che per ottenere un miglioramento della sua situazione é necessario tenere una buona condotta, che potrebbe portare anche ad una riduzione della pena. Per dare un’immagine positiva di sè frequenta la biblioteca del carcere e cerca di entrare nelle grazie del cappellano del carcere, lì viene a conoscenza di una cura sperimentale per la redenzione dei criminali abituali con una tendenza innata alla violenza ed ottiene l’appoggio di un politico senza scrupoli, malgrado il direttore del carcere e il cappellano siano contrari all’applicazione del metodo.  Alex si propone come cavia per la cura Ludovico in cambio della sua libertà e inizia una terapia dell’avversione, terapia che unisce un farmaco che provoca nausea alla visione di film di particolari atrocità o apologetici della violenza, tra i quali una pellicola nazista che ha come colonna sonora la Nona di Ludwig Van Bethoveen che lui prediligeva. Quando prega i suoi terapeuti di far cessare quella musica non viene ascoltato, in questo modo viene creato un vero e proprio riflesso condizionato e al riaffiorare della sequenza: violenza-Nona di Bethoveen-nausea, viene colto da una nausea irrefrenabile, esattamente come nell’esperimento del cane di Pavlov. Alla fine dell’esperimento in Alex perfino la rappresentazione con la fantasia di atti violenti provoca una nausea devastante e incontrollabile, cosa che accade anche durante l’ascolto della Nona di Bethoveen, l’esperimento ha successo e Alex esce dal carcere dove però lo aspetta un castigo peggiore della privazione della libertà.  Tutte le sue vecchie vittime si prendono la loro rivincita ora che é indifeso in quanto è il suo stesso corpo a ribellarsi alla violenza, viene persino sfrattato dalla sua famiglia per opera di un pensionato e vaga per le strade senza meta con propositi di suicidio. Cade nelle mani dello scrittore F. Alexander, vittima della sua violenza e i suoi amici lo vogliono usare come arma contro il partito politico per dimostrare di come egli sia stato ingiustamente trattato e non si sa per quale meccanismo durante l’ascolto di una sinfonia tenta il suicidio, viene così curato dal Governo nell’intento di mettere a tacere le polemiche accese  nell’opinione pubblica riguardo all’etica dell’utilizzo di tale metodo.  Le discutibili scelte dell’esecutivo, i metodi e le corruttele della polizia e della politica, lo scontro generazionale con le ansie per la società del futuro sono i temi che Burges affronta nell’ultima parte del romanzo,  Alex e i suoi amici sono vittime della società, Georgie è stato ucciso, Bamba è diventato agente di polizia, il protagonista che non prova più nessun piacere dalla violenza cerca una compagna dalla quale avere un figlio pur sapendo che anche la generazione successiva sarà altrettanto distruttiva, ma a questo lui non può porre rimedio.

Il libro nella versione inglese e italiana contiene un capitolo in più quasi una conclusione edificante, che è opposta all’ironia e allo sguardo disincantato che é il filo conduttore del romanzo.

« Esistono due versioni del romanzo, ma io ho letto quella che contiene un capitolo in più solo dopo aver lavorato per molti mesi alla sceneggiatura. Sono rimasto sorpreso, perché non c’era alcun rapporto con lo stile satirico del resto del libro; credo che l’editore sia riuscito a convincere Burgess a chiudere con una nota di speranza, o qualcosa di simile. Sinceramente, quando ho letto quell’ultimo capitolo non potevo credere ai miei occhi. Alex esce di prigione e torna a casa. Uno dei ragazzi si sposa, l’altro sparisce, e alla fine Alex decide di diventare un adulto responsabile. »

Stanley Kubrick

Trailer del film

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