Christine de Pisan, pioniera del femminismo nel Medio Evo

Posted on 26/12/2011

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«Ahimè, mio Dio, perché non mi hai fatto nascere maschio? Tutte le mie capacità sarebbero state al tuo servizio, non mi sbaglierei in nulla e sarei perfetta in tutto, come gli uomini dicono di essere…»

Christine de Pisan è una poetessa e filosofa francese di origine italiana, nelle sue opere ha posto le basi per mettere in discussione il monopolio dell’istruzione maschile, dovuto all’educazione e non alla natura femminile. Rimasta vedova e impoverita conquistò la sua indipendenza economica scrivendo ed é stata la prima ad aver preso spunto dalla vita e non dalla tradizione religiosa, in un mondo dominato dalla Chiesa, ha combattuto strenuamente l’ostilità verso le donne ed è considerata una pioniera del femminismo.

Nata a Venezia nel 1362, si trasferì a Parigi ancora bambina quando suo padre divennne medico e astrologo di corte, diventando ben presto consigliere del Re Carlo V di Francia, al quale Christine venne presentata a 4 anni, restò in Francia fino alla fine della sua vita. Christine ebbe un’educazione letteraria di prim’ordine poiché aveva accesso alla Biblioteca Reale del Louvre fondata da Carlo V, colto e letterato, che aveva arricchito la raccolta di libri con traduzioni di autori antichi, eseguite apposta per lui. Cresciuta in questo ambiente intellettualmente stimolante, la scrittrice superò l’ostilità della madre rigidamente tradizionalista e seguì l’incorraggiamento del padre, scrivendo poesie molto apprezzate a corte. Si sposò a 15 anni con Etienne de Castel, notaio e segretario di corte, un matrimonio felice che lei nei suoi scritti rimpiangerà spesso.

Dopo la morte del Re nel 1380, del padre nel 1385 e del marito, in seguito ad un’epidemia nel 1390, rimase sola, senza alcuna protezione, completamente all’oscuro degli aspetti pratici della vita, con tre figli da mantenere, un’anziana madre da accudire e la famiglia caduta in disgrazia presso il nuovo sovrano, cambiò profondamente il corso della sua esistenza mettendosi a scrivere e conquistando l’indipendenza economica, allora prerogativa dell’uomo.

Grazie al successo di Le livre des cent ballades, scritto in due anni, ottenne la protezione e la committenza di alcuni personaggi di corte quali il Duca Filippo di Borgogna e il Duca di Berry, fratelli di Carlo V, cosa che le permise di affermarsi come poetessa e filosa e di ottenere dei riconoscimenti da filosofi del tempo.

La sua opera più famosa é La Cité des Dames, scritto nell’inverno tra il 1404 e il 1405,  in contrapposizione ad opere di Boccaccio, di Jean de Meun ed altri autori dell’epoca che davano un ritratto della condizione femminile superficiale ed etereo, malinconico e  intemperante, incline ad ogni vizio, semplici seduttrici nate per piacere e prive di personalità. Chiaramente ispirato dalla Città di Dio di Sant’Agostino, risulta di facile comprensione malgrado l’alto livello nozionistico e culturale, vuol essere un’esortazione alle donne ad essere forti e ad uscire dagli stereotipi sessuali, anche se, personalmente, ho trovato nel libro un’esagerata elencazione di esempi di virtù femminili e una visione della condizione della donna volta al sacrificio di se stessa, fortemente ispirata al modello cristiano.   

Nella Città delle Dame, rappresenta una società utopica in cui la Dama é considerata nobile per il suo spirito e non per diritto di nascita, una città governata da Ragione, Rettitudine e Giustizia in cui lei porta esempi di sante, regine, poetesse, scienziate a dimostrazione dell’enorme potenziale delle donne a dare un contributo positivo al miglioramento della società. Tutte le figure femminili racchiuse nella città fortificata sono lo spunto per portare avanti un discorso di cambiamento del costume e della mentalità, tra le altre Semiramide, fondatrice di Babilonia, Didone fondatrice di Cartagine, Pentesilea che si oppose alla barbarie, Lucrezia che si suicidò dopo lo stupro e che le offrì lo spunto per chiedere di fare una legge che condanni a morte gli stupratori. Centrale nell’opera é l’educazione femminile, sostenne che l’assenza della donna a livello culturale era dovuto all’impossibilità di imparare dato il suo confinamento tra le mura domestiche, dovuta alla cultura del suo tempo e porta esempi di scrittrici Saffo, Proba, Novella, Ortensia etc.

La sua produzione letteraria fu notevole, oltre alla sua autobiografia L’Avision-Christine, scrisse Le Livre de Corps de Police, in cui  chiedeva ai principi di aiutare le vedove, L’Epistre au Dieu d’AmoursLe Livre de Trois Vertus, in cui biasimava chi inganna e diffama le donne usando il sentimento e l’amore,  Oeuvres Poétiques, Le Livre des Fais et Bonnes Meurs du Sage Roy Charles V, Le Livre de la Mutacion de Fortune, Le Débat sur le Roman de la Rose, Le Ditié de Jehanne d’Arc, Epistre a la Royne, Epistre Othéa, Chemin de Longue Etude.Giovanna D’Arco, l’unico testo scritto  mentre l’eroina era ancora viva.

All’età di 65 anni si ritirò nel monastero di Poissy dove morì presumibilmente tra il 1430 e il 1431.

Elettra Prodan

Seulete sui

« Seulete sui et seulete vueil estre
Seulete m’a mon douz ami laissiee;
Seulete sui, sanz compaignon ne maistre
Seulete sui, dolente et courrouciee,
Seulete sui, en langueur mesaisiee,
Seulete sui, plus que nulle esgaree,
Seulete sui, sanz ami demouree.
Seulete sui a uis ou a fenestre,
Seulete sui en un anglet muciee,
Seulete sui pour moi de pleurs repaistre,
Seulete sui, dolente ou apisiee;
Seulete sui, rien n’est qui tant messiee;
Seulete suis, en ma chambre enserree,
Seulete sui, sanz ami demouree.
Seulete sui partout et en tout estre;
Seulete sui, ou je voise ou je siee;
Seulete sui plus qu’aultre riens terrestre,
Seulete sui, de chascun delaissiee,
Seulete sui durement abaissiee,
Seulete sui, souvent toute esplouree,
Seulete sui, sanz ami demouree.
Prince, or est ma douleur commenciee:
Seulete sui, de tout deuil manaciee,
Seulete sui, plus teinte que moree:
Seulete sui, sanz ami demouree.  »
« Sono sola, e sola voglio rimanere.
Sono sola, mi ha lasciata il mio dolce amico;
sono sola, senza compagno né maestro,
sono sola, dolente e triste,
sono sola, a languire sofferente,
sono sola, smarrita come nessuna,
sono sola, rimasta senz’ amico.
Sono sola, alla porta o alla finestra,
sono sola, nascosta in un angolo,
sono sola, mi nutro di lacrime,
sono sola, dolente o quieta,
sono sola, non c’è nulla di più triste,
sono sola, chiusa nella mia stanza,
sono sola, rimasta senz’amico
Sono sola, dovunque e ovunque io sia;
sono sola, che io vada o che rimanga,
sono sola, più d’ogni altra creatura della terra
sono sola, abbandonata da tutti,
sono sola, duramente umiliata,
sono sola, sovente tutta in lacrime,
sono sola, senza più amico.
Principi, iniziata è ora la mia pena:
sono sola, minacciata dal dolore,
sono sola, più nera del nero,
sono sola, senza più amico, abbandonata. »

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