La grande barriera corallina e se sprofondasse?

Posted on 05/03/2012

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La Grande Barriera Corallina rappresenta un mondo sommerso ricco di biodiversità in cui trovano rifugio e protezione varie specie animali e vegetali che formano un ecosistema in perfetto equilibrio. La moderna tecnologia ci ha fornito foto e filmati che hanno colpito l’immaginario collettivo per la rara bellezza dei suoi fondali che sono composti da formazioni rocciose costituite dalla sedimentazione di scheletri calcarei di madrepore, di coralli e, in particolare, di piccoli polipi che misurano da 0,25 a 1,50 centimetri, i quali morendo espellono il proprio involucro esterno che serve di base per nuovi organismi, in questo modo la scogliera aumenta gradualmente il proprio spessore.

Queste aggregazioni hanno formato un dedalo di scogliere coralline, isolotti, canali e lagune che hanno determinato la formazione di fondali unici nel loro genere e coste con sabbia finissima che derivano, sia dall’erosione del mare sui coralli, che da alcuni pesci che si cibano di polipi. Gli atolli, che in maldivo significa isola-laguna, sono isole a forma di anello o ellittica che circondano la laguna, i più grandi raggiungono i 100 km di lunghezza e variano tra i 200 e i 500 mt di larghezza nella parte emersa.

In Polinesia la natura si presenta in una miriade di colori, i coralli sono l’habitat ideale per pesci variopinti, crostacei, molluschi e ricci di mare, questa biodiversità con il suo splendore ha affascinato i sub di tutto il mondo e coloro che si dilettano con la fotografia subacquea. La grande Grande Barriera Corallina, la più grande esistente al mondo, ha una lunghezza di oltre 2000 chilometri e si estende parallelamente alla costa dell’Australia nord-orientale al largo del Queensland ed é composta da circa 3000 singoli banchi e isolotti di corallo collegati l’uno all’altro da canali, arriva fino allo stretto di Torres e al golfo dei Papua, con una superficie totale di quasi 350.000 km quadrati; si trova a una distanza che varia a nord tra gli 80-100 km dalle coste e a sud fino a 200 km.

Questa struttura iniziò a formarsi circa 15.000 anni fa con l’innalzamento del mare lungo le coste dell’Australia nord orientale, i coralli vi si annidarono ponendo le radici sulle colline calcaree e crebbero in altezza fino a raggiungere in alcuni punti la superficie del mare; le spiagge danno rifugio ad uccelli che con i loro escrementi fertilizzano la sabbia finissima e con i semi portati dai loro becchi danno origine ad una vegetazione composita. Le forme di vita finora trovate sono state stimate in circa 1500 specie di pesci, tra i quali le castagnole, i dentici tropicali, le razze maculate, i cetrioli di mare, il pagliaccio, il pappagallo, il leone, il chirurgo, il balestra, la murena, vari tipi di squalo, la manta gigante, il cavalluccio marino, la stella marina, 400 specie di coralli e 1500 specie di molluschi, oltre alle numerose alghe calcaree necessarie alla formazione della scogliera. L’UNESCO nel 1981 ha inserito la Grande Barriera Corallina nella lista dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità.

La vita di questo meraviglioso mondo sommerso é però minacciata dall’attività umana. In conseguenza degli esperimenti nucleari fracesi, effettuati tra il 1975 e il 1996 nella Polinesia Francese, si sarebbero formate delle fessure nel fondale sempre più visibili dalla laguna, in particolare, nella zona nord di Mururoa, l’atollo sotto il quale erano state fatte esplodere bombe nucleari di potenza 700 volte superiore a quella di Hiroshima e dove circa 2.000 persone sono state indennizzate per danni dovuti a radioattività.

La Grande Barriera Corallina, con l’enorme massa di coralli che sono la materia vivente degli atolli, rischia di sprofondare provocando conseguenze non prevedibili; già nel febbraio 2011 si ipotizzava la possibilità di uno tsunami con un’onda alta almeno 20 metri e, anche se la Francia ammette il rischio solo per una zona circostante di 500 metri attorno a Mururoa, come conseguenza, l’atollo di Tureia potrebbe essere spazzato via con i suoi 227 abitanti. Personalmente sono convinta che ufficialmente il rischio venga minimizzato, poiché, di fatto, le conseguenze di attività umane sconsiderate possono essere al di là di ogni immaginazione. Lo sprofondamento di una falda dell’atollo di Mururoa era stato già stato denunciato nel dicembre 2010 e nel gennaio successivo la Francia, dopo aver effettuato un sopralluogo, ha ammesso che il rischio esiste.

Ma i danni causati dall’uomo alla Grande Barriera Corallina non sono limitati ai test nucleari, il 3/4/2010 la nave cinese Sheng Neng I, adibita al trasporto di carbone, cercando una scorciatoia nel reef per risparmiare carburante, si é arenata a 70 km al largo di Great Keppel Island, lungo la costa orientale dell’Australia con conseguente fuoriuscita di due tonnellate di petrolio con una scia di 3 km che ha rischiato di provocare un disastro ambientale in uno degli ecosistemi più delicati al mondo.

La pesca a strascico e le ancore danneggiano irreparabilmente la massa di coralli, l’uso di veleno per stordire i pesci, anche se proibito non é del tutto bandito e l’hobby di allevare pesci in acquario hanno causato la morìa di pesci e di polipi nella zona. Gli scienziati australiani inoltre prevedono la morte della grande barriera corallina entro 50 anni a causa dell’innalzamento della temperatura media dell’acqua che é la causa dello sbiancamento e insieme all’inquinamento anche della morte del corallo, poiché le specie che vivono in questo habitat per la loro sopravvivenza hanno bisogno di mari caldi temperati.

Elettra Prodan

BARRIERE CORALLINE NEL MONDO

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