Il mucchio selvaggio: scheda e recensione del film di Sam Peckinpah

Posted on 02/01/2013

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FotogrammaThe Wild Bunch è considerato un cult del genere western, uno dei più significativi del filone revisionista, poiché segna il tramonto dell’epopea del western classico. E’ stato consacrato dalla stampa americana come uno dei 10 migliori western e ha avuto molto successo non solo per le storie sporche dei protagonisti ma anche per l’inaudita violenza delle scene di massacro.

Scheda tecnica

Il mucchio selvaggio è un film del 1969 prodotto negli Stati Uniti da Sam Peckinpah che ne ha curato sia la regia che la sceneggiatura insieme a Walon Green. La durata del film, nella versione cinematografica, è di 134 minuti ed è realizzato in techicolor con un numero spropositato di inquadrature, circa 3600. Ebbe 2 candidature agli Oscar per la sceneggiatura di Walon Green e le musiche di Jerry Fielding. Tra gli interpreti William Holden, Ernest Borgnine, Robert Ryan, Edmond O’Brien, Warren Oates, Ben Johnson, Jaime Sanchez, Emilio Fernandez.

Trama

Una banda di ladri, capeggiata dal pistolero Pike Bishop, cade in una trappola ordita da un dirigente delle ferrovie che ha interesse a liberare la zona dai banditi. Hurrigan mette sulle loro tracce Thornton, un ex galeotto amico di Pike, per decimare e inseguire gli autori del furto alla banca della ferrovia il cui bottino non ha fruttato altro che rondelle di acciaio. Alla testa di 5 uomini Pike sconfina nel Messico nella città di Agua Verde, dove l’esercito combatte contro Pancho Villa. Il capo delle truppe Mapachi propone a Pike di impadronirsi di un carico di armi dell’esercito americano in cambio di 10.000 dollari, il colpo ha successo. Mapachi, però, si accorge che uno dei banditi ha sottratto una cassa di armi per fornire di armi il suo villaggio sostenitore di Pancho Villa, quindi, lo tortura e lo uccide sotto gli occhi dei suoi compagni. Per vendicarlo Pike e i suoi ingaggiano una sparatoria nella quale viene ucciso Mapachi e gran parte dei suoi, anche se poi devono soccombere.

Recensione

E’ considerato il principale rinnovatore del genere western, la frontiera americana prima veniva rappresentata nell’incalzare della ferrovia e della modernità che cambiava il modo di vivere delle persone, proponendo i nativi americani come selvaggi, il dualismo buono-cattivo e l’uso della violenza per ostentare forza di carattere o per affermare di essere nel giusto. La rappresentazione che ne dà il regista americano è di una realtà di miseria e squallore, con i peones messicani che parlano nel loro dialetto, è un’interpretazione veritiera di gente al di fuori della legge abituata all’uso della violenza, anche se caratterizzata da una profonda lealtà, notevole è il taglio psicologico dei personaggi.

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