L’ultima spiaggia

Posted on 19/08/2016

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La terra è ricoperta in gran parte d’acqua, i mari e gli oceani occupano circa il 70,8% della superficie del pianeta, il mondo sommerso ospita montagne, canyon, crateri e vulcani  proprio come quelli che siamo abituati a vedere facendo una passeggiata in montagna, eccezion fatta per la vegetazione che varia nelle terre emerse, pari a circa il 29,2%  della superficie del globo terracqueo. La superficie costiera si estende per un totale di 779.845 chilometri (*) (**), una distanza pazzesca se dovessimo percorrerla in linea retta, una distanza molto maggiore di quella tra la terra e la luna che è di 384,403 chilometri. Ma cosa intendiamo quando usiamo l’espressione ultima spiaggia, la spiaggia più bella o quella più brutta e scomoda che ci possa essere? Per iniziare diamo uno sguardo alle mete turistiche più ambite, immaginando che ci possano essere anche tante altre zone di paradiso terrestre meno note al turismo di massa, dal Brasile, all’Italia, al Giappone, all’Australia, a Cuba, alla Thailandia, alle Barbados, spiagge incantevoli contornano le coste lambite da onde di mari limpidi, circondate da una natura incontaminata.

 

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Insieme a queste meraviglie coesistono, però, realtà poco edificanti, non solo quando la balneazione non è consigliabile per la presenza di squali, meduse, coccodrilli e pesci velenosi, ma anche nei casi in cui è l’uomo a provocare disastri ambientali con l’inquinamento industriale e l’abbandono di rifiuti sulle spiagge che talvolta causano il soffocamento di pesci di medie e grandi dimensioni che ingoiano sacchetti e bottiglie di plastica mentre si nutrono di altre specie marine. La presenza sulle spiagge di cocci di vetro e siringhe, materiali riversati dalle imbarcazioni, rifiuti urbani e scarti di attività agricole e industriali, provocano danni anche a livello di avvelenamento, come nel caso di Haina Beach nella Repubblica Dominicana, a causa di un’elevata presenza di piombo nel suolo. Le maree rosse di Repulse Bay di Hong Kong provocano la morìa della fauna marina con conseguenze sui consumatori di prodotti ittici contaminati da tossine prodotte dalle microalghe. Belli o brutti che siano i mari e le spiegge sono un patrimonio da salvaguardare per non distruggere il delicato equilibrio del nostro ecosistema.

 

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Elettra Prodan

 

 

(*)   https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_estensione_costiera#cite_note-5

(**) https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/fields/2060.html