Urbanizzazione e fonti di energia

Posted on 09/03/2011

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La scelta a cui siamo chiamati non è tra salvare l’ambiente o l’economia ma tra prosperità o declino”
Obama 22/4/2009 Earth Day

Il rapporto tra l’urbanizzazione mondiale e i problemi ambientali e di reperimento di fonti di energia alternativa a quelle attuali in via di esaurimento.

L’uomo sta distruggendo il pianeta che lo ospita, noncurante dei moniti degli ecologisti e ambientalisti, a partire dal Protocollo di Kyoto del 1997, molti governi si sono orientati verso politiche ambientaliste ma questo non è ancora sufficiente ad arrestare il processo di distruzione messo in atto dal genere umano. Dagli studi effettuati emergono dati allarmanti, nell’arco di 40/50 il pianeta dovrebbe arrivare al tracollo, sempre che l’uomo non riesca in questo lasso di tempo a invertire la tendenza, cosa che richiederebbe molto più tempo di quello che ha a disposizione, dovrebbe modificare totalmente il proprio stile di vita, edificare i centri abitati in sintonia con l’ambiente, rinunciare a gran parte delle comodità come ad esempio l’uso indiscriminato dell’automobile, orientare tutte le proprie scelte di vita e di lavoro in modo da produrre il minimo impatto con l’ambiente. Si può a buon ragione pensare che l’uomo per la terra e i suoi cicli naturali sia diventato un’ospite sgradito, contro il quale rivolgere la furia degli elementi e la potenza delle sue catasfrofi.

La civiltà industriale dal 1700 in poi ha portato, oltre al benessere, anche un uso eccessivo di risorse non rinnovabili, lo sfruttamento del territorio, la produzione di rifiuti e la creazione di sostanze non riciclabili nei processi naturali, prima l’uomo si inseriva perfettamente nei cicli naturali senza arrecare danni eccessivi all’ambiente. Parallelamente è nata, nella cultura occidentale, la presa di coscienza dei danni arrecati alla natura e con essa l’ecologia, quella branca della biologia che studia la biosfera e la relazione tra organismi viventi e l’ambiente. Da allora si sono mobilitati scienziati ed associazioni , nate allo scopo di sensibilizzare la cultura del tempo in favore di un maggiore rispetto della natura e di orientare l’azione dei governi verso politiche sostenibili in materia di economia e ambiente. Attualmente la percentuale d’incentivi destinati ad iniziative ambientaliste in Cina è del 37,7%. La Corea del Sud nei settori low carbon ha addirittura stanziato l’81% dei fondi. L’Ue sta al passo col 59%, mentre fra gli Stati membri è la Francia a guidare il gruppo con il 21%, in coda l’Italia ferma all’1%. Ciò non è comunque sufficiente per poter dire che il mondo si sta avvicinando all’ecologia, secondo un economista inglese, almeno il 20% della spesa pubblica mondiale deve finanziare il passaggio ad un’economia a basse emissioni, se si vuole evitare il tracollo delle economie.

I cinque parametri fondamentali che rendono una città vivibile sono: stabilità, assistenza sanitaria, cultura e ambiente, istruzione e infrastrutture e, in base a questi parametri, nel 2008 è stata stilata una classifica delle città più vivibili al mondo: Vancouver (Canada) – Melbourne (Australia) – Vienna (Austria) – Toronto – (Canada) – Helsinki (Finlandia) – Adelaide (Australia) – Calgary (Canada) – Ginevra (Svizzera) – Sidney (Australia) – Zurigo (Svizzera). Queste città presentano tutti i parametri che sono richiesti non solo per la sicurezza ma anche per l’impatto con l’ambiente. L’ecourbanistica sta cambiando il modo di “pensare la città”, prevedendo risparmi energetici di carburante e l’uso di energie rinnovabili, diversi paesi stanno costruendo delle ecocittà a emissioni zero e i primi esempi di questo nuovo orientamento lo hanno dato la Cina con la città di Dongtan (500.000 abitanti), il Deserto degli Emirati Arabi, la Francia e la Gran Bretagna. Sempre sul versante del rispetto dell’ambiente in Europa ci sono le aree senz’auto di Edimburgo e Amsterdam, il teleriscaldamento di Helsinki e Kopenaghen, la solarizzazione dei tetti incentivata in Spagna, nonché la gestione dei rifiuti in altre città dell’Unione Europea. Molti sono propensi all’utilizzo e al recupero di aree abbandonate e degradate piuttosto che alla costruzione di immense ecocittà. In Italia non esiste una cultura del riutilizzo di quanto esistente, ci sono alcuni modelli – la raccolta differenziata di Verbania (in qualche Municipio anche a Roma), il teleriscaldamento di Mantova e Brescia, e il fotovoltaico a Benevento.
La misura della sostenibilità, a livello ambientale, è data da alcuni indicatori dei componenti ambientali presenti nelle città: aria, acqua, rifiuti, trasporti e mobilità, spazio e verde urbano, energia, politiche ambientali, capacità di risposta e di gestione ambientale, la città utopica è quella che ha conseguito il decimo miglior valore in tutti gli indicatori ottenendo così il 90% dei punti totali, secondo le rilevazioni di Legambiente in molte delle principali città italiane.

Creare delle città modello è soltanto il primo passo non la soluzione ai problemi del pianeta, perché esse diverrebbero il privilegio di pochi, delle oasi per ricchi con il pallino dell’ambiente. L’urbanizzazione incontrollata a partire dal XX secolo, ha portato ad un sorpasso nel numero della popolazione urbana rispetto a quella rurale, nel 1800 solo due persone su cento vivevano in città, mentre si prevede che entro il 2030 l’Asia e l’Africa vedranno raddoppiare la popolazione urbana che, a quel punto, sarà di 3,4 miliardi di persone. Le metropoli che, all’inizio del 1900, ospitavano 10 milioni di persone, si sono trasformate in megalopoli e vedono una concentrazione di 30 milioni di persone, intorno ad un’area privilegiata si sviluppa, a mano a mano che ci si allontana da essa, l’emarginazione e il disagio delle aree più degradate, delle bidonvilles, delle favelas, degli slums dove viene ghettizzata tutta quella parte di popolazione che si sottrae alla fame e alle calamità naturali delle aree non urbane. Ma all’urbanizzazione sono legati anche altri problemi, attualmente le città usano i tre quarti del combustibile totale con conseguente spreco di acqua, cibo, risorse energetiche, le città sono responsabili dell’effetto serra e del surriscaldamento del pianeta, anche a causa dell’impermeabilizzazione del suolo per permettere il trasporto su gomma, che è la modalità più diffusa di spostamento sia di merci che di persone, ed è anche uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico e dello sfruttamento dei combustibili fossili, nonché la causa maggiore di incidenti.

L’Europa è uno dei continenti più altamente urbanizzato del pianeta, circa il 75% della popolazione vive in zone maggiormente industrializzate e più intensamente commerciali. Questo presenta svariati problemi, congestione della mobilità, gestione dei rifiuti e si ripercuote anche sulle aspettative di vita che sono del 25% in meno dei centri non altamente urbanizzati. Al traffico è collegato anche il rumore che provoca disturbi del sonno, dell’udito e di alcune funzioni fisiologiche (per lo più cardiovascolari) quando supera alcuni limiti 60 dB (A) mentre il limite tollerato è di 40 dB (A).

Il mare è quello che risente dei maggiori danni dell’azione dell’uomo, perché il trasporto marittimo è l’alternativa al trasporto su strada e ha un impatto ambientale non irrilevante, a causa di tecnologie non adeguate ed imbarcazioni vecchie che causano frequenti incidenti in mare, milioni di tonnellate di greggio finiscono in mare, gli scarichi non depurati delle industrie e dal petrolio, lo scarico di acque di sentina, la pratica illegale del lavaggio in mare delle cisterne e la pesca indiscriminata hanno provocato danni ad alcune specie marine che sono in via di estinzione, i danni all’habitat provocano alterazioni del clima che mettono a rischio, in particolare, le aree tropicali e subtropicali.

Si prevede che nei prossimi 40 anni la terra dovrà sopportare l’aumento del fenomeno della desertificazione, vale a dire dell’inaridimento del suolo dovuto alle attività umane,  e la mancanza d’acqua per 3,2 miliari di persone. L’Italia malgrado sia il paese più ricco d’acqua dell’Europa meridionale, nonostante la ricchezza e la qualità delle sue acque è il paese che maggiormente consuma acqua in bottiglia, circa 200 litri all’anno a testa, cosa che determina alti costi ambientali ed economici. L’acqua è una risorsa rinnovabile, teoricamente inesauribile, alla base di tutte le forme di vita, mari, fiumi e laghi coprono circa il 73% della superficie terrestre ma 1 miliardo e 200 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e non ha i servizi igienici necessari. L’urbanizzazione selvaggia ha provocato l’impoverimento delle risorse naturalistiche della terra e il disboscamento è causa di frane e inondazioni, intaccando così gli equilibri idrici e microclimatici che hanno alterato, a loro volta, lo scambio tra acque in superficie e atmosfera.

L’International Panel for Climate Change (IPCC), fondato nel 1988 ha avuto l’incarico di valutare la situazione delle mutazioni climatiche nel mondo, oltre 2000 luminari di 160 paesi hanno presentato dei rapporti considerati il miglior punto di riferimento a livello mondiale, essi identificarono l’anidride carbonica e l’attività umana come maggiori responsabili dell’effetto serra, sottolineando che, se il surriscaldamento globale dovesse continuare ad aumentare, si arriverebbe ad un punto critico nel quale non sarebbe più possibile gestire la vita del pianeta.

Malgrado le direttive del Protocollo di Kyoto volte a far diminuire i danni dell’attività umana in materia di emissioni nocive per l’atmosfera, é stato riscontrato un’ulteriore innalzamento della temperatura della terra. Il surriscaldamento del pianeta, secondo le previsioni degli scienziati, é uno dei rischi che può comportare seri danni alla sopravvivenza dell’uomo, se la temperatura crescerà nel prossimo secolo dai 2 ai 10 gradi, New York, Londra e Tokyo saranno sommerse dall’innalzamento delle acque degli oceani, sprofonderanno isole e per le zone tropicali sarà un disastro, non saranno più vivibili, con la speranza che zone oggi inospitali diventino floride e persino abitabili. Se non verranno messe in atto misure efficaci le conseguenze nei prossimi decenni potrebbero essere disastrose:

  • Tempeste e inondazioni con conseguente spostamento di persone
  • Modificazione delle zone forestali con danni all’intero ecosistema
  • Innalzamento dei mari, con danni alle popolazioni costiere e diminuzione della qualità e della quantità di acqua dolce a disposizione
  • Caldo e umido potrebbero far insorgere nuove malattie infettive e propagare alcune già esistenti come la malaria o la febbre gialla
  • Desertificazione di numerose zone del pianeta che diventerebbero inospitali a causa delle pratiche agricole non sostenibili e dell’avanzata dei deserti.

Conseguentemente all’urbanizzazione anarchica ci sono stati anche sprechi di petrolio, dovuti principalmente al trasporto su gomma, ogni anno il traffico consuma l’equivalente di 58 superpetroliere di carburante e questo dovrebbe far riflettere i consumatori di benzina per uso privato, circa l’opportunità di detenere svariate automobili all’interno di un’unico nucleo familiare.   L’uso indiscriminato di energia proveniente da fonti fossili, accumulata in migliaia di anni, in processi lentissimi e non replicabili, sta portando all’esaurimento delle riserve di petrolio del pianeta. Mi viene quasi da sorridere quando penso a quanto siano patetici certi dittatori, contestati dal proprio popolo, che lanciano affermazioni del tipo “… l’occidente fa questo solo perchè vuole impossessarsi del nostro petrolio…” ma loro fino a quando? Se non l’occidente, sarà la natura a togliergli questo  primato effimero.

Gli uomini hanno cominciato ad usare il petrolio dal 4000 A.C. in medioriente, le prime trivellazioni di pozzi petroliferi si sono avute in Pennsylvania a Titusville nel 1859. Da allora le oscillazioni del prezzo del carburante e i continui aumenti hanno fatto spesso cambiare il modo di pensare e le abitudini delle persone, poiché si prevede che per il 2030 la richiesta di energia aumenterà del 45% in particolare per quanto riguarda le economie in via di sviluppo come Cina e India. Il petrolio più facilmente accessibile, è stato già trovato,  tutti i giacimenti di petrolio o gas naturale scoperti di recente sono situati in luoghi lontani e a notevole profondità, come il grande giacimento Tupi, a 290 km dalla costa del Brasile, sotto 7,2 km di sale, roccia, sabbia e acqua di mare.

Studi recenti hanno affermato che è stato già consumato il 42% delle riserve di petrolio inizialmente disponibili, secondo la BP, le attuali riserve sono sufficienti per circa 40 anni a partire dal 2000 continuando ad estrarlo al ritmo attuale senza tenere conto dell’aumento della richiesta che è all’incirca del 2% annuo. Dato che il periodo necessario per la formazione del petrolio è di molto superiore al consumo che se ne fa atualmente, si colloca, di conseguenza, tra le fonti di energia non rinnovabili. Questo presuppone che a mano a mano che i pozzi si vanno esaurendo diminuisce anche la velocità con cui si continua ad estrarre costringendo a ridurre i consumi di combustibile e utilizzare altre fonti di energia.

Agenda 21 è un programma delle Nazioni Unite dedicato allo sviluppo sostenibile e contiene delle direttive a livello locale, nazionale e mondiale perché i governi possano pianificare delle azioni volte a migliorare le azioni d’impatto ambientale. Pur non contenendo vincoli di natura giuridica, fornisce indicazioni di carattere operativo e costituisce un documento d’importanza storica mondiale che è composto da quattro sezioni. La prima riguarda l’aspetto socioeconomico ed è incentrata sulla lotta alla povertà attraverso politiche demografiche specifiche, la seconda riguarda l’ambiente e l’inquinamento, le altre due sezioni riguardano la politica di attuazione delle decisioni concordate. La cooperazione fra stati, associazioni ambientaliste e organismi, quali Agenda 21, possono sensibilizzare i governi verso una più attenta politica ambientale volta a modificare i comportamenti e lo stile di vita delle persone abituate, sin dall’inizio del boom economico, agli sprechi e alla scarsa attenzione ai problemi ecologici. Per decenni, l’utente medio non si è preoccupato molto delle fonti di energia rinnovabili quali il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e della trasformazione in energia elettrica dei prodotti vegetali o dei rifiuti organici e inorganici. Fino a quando non sono stati lanciati allarmi da studiosi del settore che hanno cominciato a parlare dell’esaurimento delle fonti non rinnovabili e della distruzione, da parte dell’uomo, delle risorse del pianeta. I mutamenti climatici, i disastri ambientali, l’aumento del prezzo dell’energia e i progressi tecnologici sono tutti fattori che stanno da tempo rimodellando la mentalità dei consumatori, trasformando molti di loro da “utenti passivi” a utenti informati ed ecologicamente consapevoli che desiderano svolgere un ruolo attivo nell’utilizzo dell’energia. Si propone di ottimizzare l’uso di energia eolica, migliorare l’efficienza e l’affidabilità energetica e investire in sistemi che mantengano bassi i costi. L’obiettivo è di ridurre guasti e difetti, gestire la domanda e integrare fonti di energia rinnovabile, quali l’energia eolica e quella solare. Considerando la crescita esponenziale della popolazione mondiale, per passare da 6 a 7 miliardi ci sono voluti soltanto 12 anni, che le scorte alimentari, se equamente distribuite, prevedono cibo per tutti fino alla quota di 9,2 miliardi di persone, è il caso di cominciare ad orientare le nostre scelte di vita verso una maggiore attenzione all’ambiente, poiché non si può fare affidamento soltanto sulle guerre e le carestie per trovare un equilibrio tra popolazione mondiale e risorse.

Elettra Prodan

GREGORY BATESON

Verso un’Ecologia della Mente, 1977, Adelphi.


“Ci troviamo davanti a un mondo che è minacciato non solo da vari tipi di disorganizzazione, ma anche dalla distruzione dell’ambiente e noi, oggi, non siamo ancora in grado di pensare con chiarezza ai rapporti che legano un organismo al suo ambiente. […] Quando ho considerato le unità evolutive, ho sostenuto che a ogni passo si debbono mettere in conto i canali completi fuori dell’aggregato protoplasmico, si tratti del DNA nella cellula, o della cellula nel corpo, o del corpo nell’ambiente. La struttura gerarchica non è una novità. Dianzi abbiamo parlato dell’individuo riproduttore o della famiglia o della specie, e così via. Ora ogni gradino della gerarchia dev’essere pensato come un sistema, e non come un pezzo tagliato via e visto in opposizione alla matrice circostante.
Questa identità fra unità mentale e unità di sopravvivenza evolutiva è di grandissima importanza non solo teorica ma anche etica. Essa significa, vedete, che ora riesco a collocare qualcosa che chiamo ’Mente’ come unità immanente nel grande sistema biologico, l’ecosistema. Ovvero, se traccio le frontiere del sistema a un diverso livello, allora la mente è immanente nella struttura evolutiva totale. Se questa identità fra unità mentale e unità evolutiva è grosso modo corretta, allora ci troviamo di fronte a numerosi cambiamenti nel nostro modo di pensare. […] Il significato stesso di ’sopravvivenza’ subisce un cambiamento quando smettiamo di parlare della sopravvivenza di qualcosa che è limitato dall’epidermide e cominciamo a pensare alla sopravvivenza del sistema di idee nel circuito. Il contenuto dell’epidermide dopo la morte viene ridistribuito casualmente e così pure i canali all’interno dell’epidermide; ma le idee, dopo ulteriori trasformazioni, possono sopravvivere nel mondo sotto forma di libri o di opere d’arte. Socrate come individuo bioenergetico è morto, ma molto di lui continua a vivere nella contemporanea ecologia delle idee.[…]

È anche chiaro che la teologia subisce un mutamento e forse un rinnovamento. Le religioni del Mediterraneo hanno oscillato per cinquemila anni tra immanenza e trascendenza: a Babilonia gli dèi erano entità trascendenti situate sulla cima delle colline; in Egitto la divinità era immanente nel Faraone; e il cristianesimo è una complessa combinazione di queste due credenze. L’epistemologia cibernetica che vi ho presentato suggenirebbe un’altra impostazione. La mente individuale è immanente, ma non solo nel corpo: essa è immanente anche in canali e messaggi esterni al corpo; e vi è una più vasta Mente di cui la mente individuale è solo un sottosistema. Questa più vasta Mente è paragonabile a Dio, ed è forse ciò che alcuni intendono per ’Dio’, ma essa è ancora immanente nel sistema sociale totale interconnesso e nell’ecologia planetaria. […] Se mettete Dio all’esterno e lo ponete di fronte alla sua creazione, e avete l’idea di essere stati creati a sua immagine, voi vi vedrete logicamente e naturalmente come fuori e contro le cose che vi circondano. E nel momento in cui vi arrogherete tutta la mente, tutto il mondo circostante vi apparirà senza mente e quindi senza diritto a considerazione morale o etica. L’ambiente vi sembrerà da sfruttare a vostro vantaggio. La vostra unità di sopravvivenza sarete voi e la vostra gente o gli individui della vostra specie, in antitesi con l’ambiente formato da altre unità sociali, da altre razze e dagli animali e dalle piante.
Inoltre, e parlo seriamente, secondo me non dovremmo

fidarci di alcuna decisione politica che provenga da persone che non hanno ancora quell’abito mentale.[…]
È il tentativo di separare l’intelletto dall’emozione che è mostruoso, e secondo me è altrettanto mostruoso (e pericoloso) tentare di separare la mente esterna da quella interna, o la mente dal corpo. Non dobbiamo essere sviati dal fatto che i ragionamenti del cuore (o dell’ipotalamo) sono accompagnati da sensazioni di gioia o di dolore. Questi ’ragionamenti’ riguardano questioni che sono vitali per i mammiferi, cioè questioni di relazione, e intendo dire amore, odio, rispetto, dipendenza, ammirazione, adempimento, autorità, e così via. Esse sono fondamentali nella vita di qualunque mammifero, e non vedo perché questi calcoli non si dovrebbero chiamare ’pensiero’, benché certo le unità di calcolo per le relazioni siano diverse dalle unità che usiamo per i calcoli sulle cose isolabili.[…]

E da ultimo c’è la morte. È comprensibile che in una civiltà che separa la mente dal corpo, si debba o cercare di dimenticare la morte o costruire mitologie sulla sopravvivenza della mente trascendente. Ma se la mente è immanente non solo nei canali d’informazione ubicati dentro il corpo, ma anche nei canali esterni, allora la morte assume un aspetto diverso. Il ganglio individuale di canali che io chiamo ’me’ non è più così prezioso perché quel ganglio è solo una parte di una mente più vasta.
Le idee che sembravano essere me possono anche diventare immanenti in voi. Possano esse sopravvivere – se sono vere.”

Il testo di Gregory Bateson è tratto dal blog:
Walk on the Wild Side:
http://postmoderno.splinder.com/post/18779206/gregory-bateson-19041980

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